Cyberbullismo e tutela dei minori: un incontro per capire, prevenire e agire
Il 5 dicembre, presso il Centro per le Famiglie ApertaMente del CEP, si è svolto l’incontro “Cyberbullismo e Pedopornografia: segnali di allerta e come intervenire”, promosso dal Progetto Fair Play di Gruppo Paim con la collaborazione della Società della Salute e delle realtà territoriali impegnate nel sostegno ai minori e alle famiglie.
Il Centro ApertaMente, servizio della Zona Pisana, rappresenta un punto di riferimento importante per genitori, bambini e adolescenti: vi si svolgono attività educative, percorsi di supporto alla genitorialità, interventi del Consultorio e del Servizio Sociale Territoriale. Una rete di servizi che offre spazi di ascolto e prevenzione, in continuità con gli obiettivi del Progetto Fair Play.
Il disagio giovanile dopo la pandemia: la visione della Dott.ssa Cotroneo
La Dott.ssa Simona Cotroneo, psicoterapeuta e responsabile del Progetto Fair Play, ha aperto l’incontro ricordando che negli ultimi anni il disagio giovanile è cresciuto in modo significativo: isolamento, difficoltà relazionali, fragilità emotive e uso non consapevole del digitale sono oggi tra le principali criticità con cui bambini e adolescenti si confrontano.
Fair Play, attivo nelle scuole e nei servizi territoriali con laboratori, sportelli e percorsi educativi, si impegna da tempo nel promuovere una cultura della prevenzione. La Settimana della Prevenzione, che ogni anno coinvolge centinaia di studenti e famiglie, nasce proprio con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità e offrire strumenti utili a riconoscere e affrontare le difficoltà.
Al centro di questa edizione il tema “Educare: la bellezza delle relazioni”: relazioni autentiche, sane e consapevoli come primo strumento di protezione contro i rischi del web e delle dinamiche sociali distorte.
La Dott.ssa Cotroneo ha sottolineato come molti ragazzi continuino a banalizzare azioni potenzialmente dannose – “stavamo scherzando” – senza coglierne le conseguenze. La mancanza di consapevolezza è ancora oggi uno dei nodi critici sui quali è necessario intervenire con percorsi educativi rivolti non solo ai minori, ma anche agli adulti.
Dentro ai telefoni dei ragazzi: l’esperienza del Dott. Cadonici
Il contributo del Dott. Luca Cadonici, consulente informatico forense e docente internazionale, ha offerto ai partecipanti uno sguardo diretto sulla realtà investigativa legata ai reati digitali.
Attraverso casi reali, il Dott. Cadonici ha mostrato quanto spesso minori e famiglie non siano consapevoli delle responsabilità penali legate a:
- diffusione di immagini e video senza consenso,
- detenzione di sticker o file pedopornografici,
- iscrizione a canali Telegram dove circolano contenuti illeciti,
- partecipazione a chat di gruppo prive di controllo,
- mancato utilizzo dei sistemi di parental control.
Uno dei passaggi più significativi è stato il chiarimento sul consenso digitale: concedere una foto o un video non significa autorizzarne la registrazione o la diffusione. Diffondere materiale intimo – anche tra minorenni – costituisce reato.
Il Dott. Cadonici ha ricordato che il telefono è oggi uno strumento potentissimo, in grado di costruire o distruggere reputazioni, relazioni e futuri. Per questo è fondamentale che i genitori diventino “genitori tecnologici”, capaci di monitorare, segnalare, intervenire e accompagnare i figli nell’uso consapevole del digitale.
Dinamiche di gruppo, fragilità e bisogno di appartenenza: lo sguardo psicologico
La Dott.ssa Cotroneo ha approfondito anche i meccanismi emotivi e relazionali che alimentano il rischio: la pressione del gruppo, il bisogno di accettazione, la difficoltà nel dire “no”, la scarsa autostima e la dipendenza affettiva.
Molti comportamenti online che diventano reato, infatti, nascono da fragilità emotive e da un bisogno di appartenenza che i giovanissimi sperimentano in modo intenso.
Fondamentale diventa aiutare bambini e adolescenti a:
- riconoscere le emozioni,
- gestire il bisogno di approvazione,
- costruire relazioni sane,
- chiedere aiuto senza vergogna.
La prevenzione passa da qui: dalla costruzione di una comunità competente, presente e capace di educare alle relazioni e al digitale.
Quando intervenire: i segnali da non sottovalutare
Durante il dialogo con i genitori presenti, sono stati elencati i principali campanelli d’allarme del cyberbullismo:
- isolamento improvviso,
- ritiro sociale,
- ansia nel controllo del telefono,
- cambiamenti scolastici,
- disturbi del sonno,
- paura di uscire o di incontrare compagni.
In presenza di questi segnali, chiedere aiuto è fondamentale: la scuola, i servizi territoriali, gli psicologi e le forze dell’ordine rappresentano una rete preziosa per intervenire in tempo.
Un impegno che continua
L’incontro si inserisce nel percorso di prevenzione portato avanti da Gruppo Paim attraverso il Progetto Fair Play: educare le famiglie, sostenere i ragazzi, accompagnare la scuola e la comunità nell’affrontare con consapevolezza le sfide del presente.
La tutela dei minori online richiede alleanza, competenze e responsabilità condivise.
E solo insieme – adulti, scuole, territori – possiamo costruire spazi digitali più sicuri e relazioni capaci di proteggere davvero.